Artisti

mercoledì 4 marzo 2009

Suis La Lune - Heir (2008)

Artist: Suis La Lune
Album: Heir
Genre: Emo, Screamo
Country: Sweden
Myspace: www.myspace.com/suislalune









I Suis La lune sono quattro ragazzi svedesi che tengono alto il nome dell' Emo in europa.
Heir è il loro ultimo album e già dalla tracklst si intuisce che stiamo parlado di un capolavoro. Henning, il cantante/chitarrista è davvero superbo, ottimo sia nei testi che nella voce: capace di scream rochi e grezzi o lenti e disperati alla Rites Of Spring; che i testi sian ben strutturati non lo posso confermare perchè sono irreperibili, ma la tracklist lo lascia presagire ampiamente.
Scaricae 'sto disco perchè è con tutta probabilita uno dei migliori dell'anno passato






Tracklist:


01. With Wings Of Feathers And Glue (Con una piuma di ala e colla)
02. September Gave Us Akwardness, October Gave Us Nothing (Settembre ci trasmette noia, ottoble niente)
03. The Greatest Actors Keep On Acting Offstage (I migliori attori recitano fuori dal set)
04. Can't Believe I Spelled It Out To You (Non posso credere dii non averl* inviat* a te)



Download:
Suis La Lune - Heir (2008)
Or
Suis La Lune - Heir (2008)


Buy It: Buy Heir HERE Compra Heir QUI.



P.S: Cioccatevi quel figo di Henning:

Vacca + Two Fingerz: Non Prima Delle 6:10 (free download)

È disponibile in free download Non Prima Delle 6:10, il nuovo EP di Vacca & Two Fingerz. Prodotto da Two Fingerz Records l’EP contiene le partecipazioni di Dargen D’Amico, Pietro Quilichini (chitarra) e Karkadan. Di seguito il link per il download gratuito.

More info:
www.myspace.com/twofingerzdant
www.myspace.com/vaccaman



Tracklist:

01 Straparlo
02 Sassi dal cavalcavia
03 N.A.C. feat. Pietro Quilichini (guitar)
04 Senza alcuna pietà
05 Madame Rah feat. Karkadan
06 Solo un MP3
07 Bubble Bobble


Download:
Free Download, Vacca + Two Fingerz: Non Prima Delle 6:10

martedì 3 marzo 2009

CCCP: canzoni preghiere e danze del II millenio, sezione Europa [1989]

Il percorso musicale dei CCCP comincia poco alla volta a deviare verso altre sonorità. Iniziale shock da acquisto: i CCCP, gruppo militante e laico parlano nel titolo di "preghiere e danze" e presentano una cover con l'iconografia della Madonna.

Sicuramente quello in questione è l'album meno ispirato della storia della band emiliana, quello di più difficile collocazione. I toni si fanno più seriosi, i ritmi meno immediati. La line-up è la stessa dell'album precedente ("Socialismo e barbarie"), i ringraziamenti vanno ancora a Vladimir Majakovskij, Fatur e Annarella mantengono alta la componente surreale, ma il giocattolo sembra inceppato e procede a salti, capace di raggiungere picchi assoluti di bellezza come di cadere in una stanca rilettura del passato più prossimo.

Si parte con un brano tradizionale, "Il testamento del capitano", registrato live durante la partecipazione della band al festival gratuito Arezzo Wave, si continua con il pop epico di "Svegliami", amara riflessione sul tempo presente ("questa razza umana che adora gli orologi e non conosce il tempo").

"Huligani Dangereux" è, insieme a "Conviene", l'unico rimando palese all'ironia degli esordi, forte di un testo assurdo e divertente e di un ritornello semplice e accattivante. "Fedele alla lira?", dal ritmo sincopato, è la risposta ferma e decisa del gruppo ai detrattori, i militanti incapaci di comprendere il fenomeno CCCP e portati a ridurlo a semplice prodotto di mercato. La risposta a queste critiche è data dalla lingua aspra di Ferretti che recita "e poi mi vuoi fedele a te, all'avanguardia alle novità, adorante il progresso, le mode, la modernità. Mi sono sviluppato già abbastanza, non ne posso più".

I punti più alti dell'album sono comunque le preghiere e le danze. Il ballo orientale e delicato di "Le qualità della danza" è una riedizione di "Radio Kabul" dell'album precedente, ma vale comunque l'ascolto. Di altissimo spessore l'elegia "Madre" elevata dal crescendo del canto di Ferretti, risposta al falso edonismo dell'epoca reaganiana (non per niente il brano è legato in medley alla dichiarazione d'indipendenza dello stato palestinese di Arafat, omaggio dei CCCP alla lotta di liberazione denominata Intifada), strabiliante il trasporto di "And the Radio Plays", ennesima dimostrazione della grandezza musicale ed espressiva dei CCCP, cui Ferretti regala qui una delle sue più belle liriche ("Tra frammenti di tecniche, sotto prodigi incerti, un affanno continuo, radio accese"). Proprio quest'ultimo brano delinea i nuovi contorni del progetto CCCP, che proromperanno definitivamente (per svariati motivi) nel testamento "Epica Etica Etnica Pathos".



Tracklist:

1. "Il Testamento del Capitano"
2. "Svegliami (Perizia Psichiatrica Nazionalpopolare)"
3. "Huligani Dangereux"
4. "B.B.B."
5. "Fedele alla lira?"
6. "Roco ? Ro?o ? Rosso"
7. "Le qualit? della danza"
8. "? vero"
9. "Palestina (15/11/1988)"
10. "Madre"
11. "Conviene"
12. "And the radio plays"
13. "Vota FATUR"
14. "Reclame"


Download:
or



domenica 1 marzo 2009

Mr. Oizo - Lambs Anger

Quentin Dupieux è persona di grande humour, con derive verso il dadaismo cialtrone. Ritrovatosi anni fa un po’ per caso (…o comunque oltre le sue iniziali aspettative) sotto l’occhio dei riflettori, grazie al pupazzetto Flat Eric con relativa pubblicità e colonna sonora, da lì in avanti invece di sfruttare l’onda ad lib si è messo, anzi, è tornato a fare il nerd bislacco, quello che un po’ suona in giro un po’ no (e se lo fa, lo fa da cazzaro), un po’ si fa vedere un po’ no.
L’album che sta tra quest’ultima uscita e i fasti di Flat Eric, ovvero Moustache, 2005, non lo si poteva certo definire ruffiano e commerciale, bislacco com’era. Lamb’s Anger, che nella cover rimette in pista il pupazzetto immergendolo però in una preclara citazione surrealista, per certi versi cavalca il suono di moda adesso nei dancefloor più popolari e trasversali, quello targato Justice per intenderci; lo fa poi uscendo proprio per la label capofila del fenomeno, la Ed Banger. Ma quale sia la posizione di Quentin su tutta la faccenda, è già chiaro inanellando i primi quattro pezzi: si parte, vero, come uno dei tanti epigoni dei Justice presenti sul mercato, tant’è che pensi che anche il Signor Oizo si sia venduto al suono del momento, ma via via procedendo si prendono derive destrutturanti, genialoidi, sarcastiche, stravaganti. Lamb’s Anger è come prendere la musica dei Daft Punk, che di suo è un monolite, e spaccarla in mille pezzi, scoprendo che gli elementi che la compongono sono tanti, ma che soprattutto questi stessi elementi non è più possibile rimetterli assieme nello stesso geometrico ordine di prima. Già questo è affascinante; se poi ci si aggiungono anche le evidenti ed irridenti ironie come Gay Dentists, che in tre minuti e mezzo condensa a colpi di citazioni un’intera serata in una discoteca gay friendly, allora Oizo non puoi che adorarlo alla follia. A maggior ragione adesso che tanto i Justice quanto i loro fan si prendono maledettamente sul serio, nella loro isterica ricerca del peak time cronico, risultando francamente stucchevoli.

Tracklist:

1. Hun
2. Pourriture 2
3. Z
4. Cut Dick
5. Two Takes It
6. Rank
7. Bruce Willis Is Dead
8. Jo
9. Positif
10. Lambs Anger
11. Erreur Jean
12. Steroids (Ft Uffie)
13. Gay Dentists
14. Pourriture 7
15. W
16. Lars Von Sen
17. Blind Concerto

Anteprima:

mr. OIZO - Pourritute X



Download: Mr. Oizo - Lambs Anger

lo so.. non dovevo [Socialismo e Barbarie dei CCCP]

loso.. non dovevo, ho speso tanto, non è nemmeno il loro mio cd preferito, però l'ho copreco comunque:
Signori e signore, vi presento Socialismo e Barbarie dei CCCP
Lato A:
  1. A Ja Ljublju Sssr
  2. Per Me lo So
  3. Tu Menti
  4. Rozzemilia
  5. Stati Di Afitazione
  6. Libera Me Domine
Lato B:
  1. Manifesto
  2. Hong Hong
  3. Sura
  4. Radio Kabul
  5. Inch'Allah - Ca Va
La Recensione l'avevo già postata Qui insieme al download.

Eccolo il VINILE, Eccolo!














































































































lunedì 23 febbraio 2009

Sud Sound System - Dammene Ancora

Lu salentu brucia davvero quando entrano in scena loro, i Sud Sound System che, dopo 17 anni di carriera sfornano ancora ottimi lavori e, peggio di una taranta che si impossessa dei corpi rendendoli vittime di una danza sfrenata, sono capaci di far ballare anche i più restii al movimento. Il nuovo lavoro si chiama “Dammene Ancora” e sembra proprio un invito al non fermarsi mai, a saltare ancora, a urlare contro ciò che non va bene, ma anche a divertirsi, a godere del sole e della naturalità della nostra terra primordiale. La loro grandezza sta proprio nel farci gioire pur cantando cose serie, anche tristi; non sono pesanti, affatto demagogici ma capaci di renderci arrabbiati ridendo, senza deprimerci.


Oggi più di ieri ci accorgiamo di tutte le ricercatezze e le accortezze che la band ha maturato negli anni e che rende “Dammene Ancora” un album più raffinato rispetto alle prime produzioni; nuovi arrangiamenti e basi più curate mischiano generi e lingue differenti: italiano, dialetto salentino, inglese e giamaicano, perfette contaminazioni tra culture lontane, tra vecchio e nuovo, tra tradizione e cemento.



Ancora una volta i testi raccontano non solo il salento, ma la madre terra spesso in pericolo come in “me piaci mare” ; parlano di problematiche sociali in “Violenza, crimini, e povertà”, “La ballata del precario” o in “Lu business comanda”; riportano romantiche dichiarazioni d’amore in “Lu profumo tou”, che diventa un messaggio d’amore universale, e passione corporea in “Te paru a mie”.



Le diciotto tracce che riempiono l’album, alla fine sembrano avere un effetto epurativo. Come riuscendo a farci entrare in un antico rituale, ci portano via i cattivi pensieri, ci danno l’idea del sole anche se fuori piove e sembrano volerci dire che il mondo è brutto, ma nonostante tutto la musica ci salva sempre.


Download:
http://www.zshare.net/download/5607322719cb2111/
http://rapidshare.com/files/201719687/Sud_Sound_Sistem_-_Dammene_Ancora.rar.html

http://www.megaupload.com/?d=QIS8HPMF
http://depositfiles.com/files/2ynyisloc
http://www.badongo.com/file/1353365

sabato 21 febbraio 2009

Crass - Christ the Album

Christ - The Album e' il quarto album dei Crass uscito nel 1982. Usci' in un doppio vinile ed include un disco di nuovo materiale in studio e un secondo disco intitolato "Well Forked.. but not dead" con un live registrato nei loro concerti del giugno 1981 presso il 100 CLub di Londra, ed altre tracce e frammenti vari.

L'album conteneva anche un libretto "A Series Of Shock Slogans and Mindless Token Tantrums" con scritti sulla liberta', sulla pace e sulla generazione punk anarchica oltre ad un poster di Gee Vaucher.

La registrazione, la produzione e il missaggio dell'album duro' oltre un anno durante il quale la guerra delle Falklands inizio'. Questo fatto porto' i Crass a riflettere profondamente sul loro modo di creare dischi. Per un gruppo la cui piu' importante ragione di esistenza era quella di dare commenti alla situazione politica, si sentirono superati dagli eventi.

Con le seguenti uscite tra cui i singoli "How does it Feel to Be the Mother of A Thousand Dead" e "Sheep Farming in the Falklands" e l'album Yes Sir, I Will tornarono a suoni piu' basilari e a pubblicazioni viste come risposte alla situazione politica.
Libera traduzione da Wikipedia.

Tracklist:

Studio Tracks: Christ - The Album
  1. Have A Nice Day
  2. Smother Love
  3. Nineteen Eighty Bore
  4. I Know There Is Love
  5. Beg Your Pardon
  6. Birth Control 'n' Rock 'n' Roll
  7. Reality Whitewash
  8. It's The Greatest Working Class Ripoff
  9. Deadhead
  10. You Can Be Who?
  11. Buy Now Pay As You Go
  12. Rival Tribal Revel Rebel (pt 2)
  13. Bumhooler
  14. Sentiment (White Feathers)
  15. Major General Despair
Live Tracks: Well forked - but not dead
  1. Banned from the Roxy
  2. The Sound Of One Hand
  3. Punk Is Dead
  4. Nagasaki Nightmare
  5. Darling
  6. Bata Motel Blues
  7. Berkertex Bribe
  8. Fold It In Half
  9. Big Hands
  10. Heart-throb Of The Mortuary (demo)
  11. Bumhooler
  12. Big A Little A
  13. First Woman
  14. Arlington 73
  15. Bomb plus Bomb Tape
  16. Contaminational Power
  17. I Ain't Thick
  18. G's Song
  19. Securicor
  20. I Can't Stand It (demo)
  21. haved Women
  22. A Part Of Life
  23. Do They Owe Us A Living
  24. So What
  25. Salt 'n' Pepper


Download:
Crass - Christ the album (Cd 1)

Crass - Christ the Album (CD 2)

password: projectw.org

venerdì 20 febbraio 2009

WARNING - WATCHING FROM A DISTANCE

Circa sette anni ci sono voluti. Circa sette anni di silenzio per quello che, con solo un album nel 1999 (The Strength To Dream), si era già affermato come uno dei più importanti gruppi di doom tradizionale, per poi sparire dalla circolazione lasciando un vuoto difficilmente colmabile. Sette anni che i due mastermind hanno utilizzato per dedicarsi alle proprie passioni: la recitazione per il cantante/chitarrista Patrick Walker, e l'insegnamento per il batterista Stuart Springthorpe. Ma sarebbe stato un delitto mettere la parola fine ai Warning, e probabilmente loro stessi ne erano consapevoli, ragion per cui è fin dal 2005 che era iniziata la composizione dell'album che ora possiamo avere fra le mani, album che ha finito poi per rivelarsi una monumentale opera doom come solo da loro potevamo aspettarci. Signori, Watching From A Distance è qui, i Warning sono tornati.

In realtà ci vogliono poche parole per descrivere lo stile questo gruppo, essendo la semplicità uno dei suoi punti forza: pochi fronzoli, tanto sano doom. Ciò che è più difficile è riuscire a descrivere le emozioni che questo gruppo è in grado di suscitare, ma a questo ci arriveremo dopo. Musicalmente, abbiamo riff potenti e asciutti, tempi estremamente dilatati, batteria cadenzata e melodie a metà fra la malinconia e l'epicità; nessun tecnicismo eclatante, o tastiere d'atmosfera, questo è doom nella sua forma più pura e incontaminata, così come i suoi padri fondatori lo avevano concepito. Anacronistico, forse? Qualcuno potrebbe pensarlo, ma d'altra parte Watching From A Distance si configura fin dall'inizio come un album destinato a stare lontano dal grande pubblico. Watching From A Distance è un disco indirizzato a coloro che vorranno abbandonarsi alle sue atmosfere tristi, poetiche, irrimediabilmente senza speranza; a coloro che vedranno nella sua estrema lentezza e nella sua pesantezza non degli ostacoli alla fruizione, ma delle caratteristiche fondamentali per veicolare il grosso peso emotivo di cui questo album si fa carico; a coloro che hanno fatto del doom una passione, che sanno prendersi il tempo per apprezzarne le mille sfaccettature. Mi azzardo ad affermare che potrà essere una nicchia di ascoltatori, ma questi pochi avranno trovato nei Warning una delle esperienze più struggenti ed emozionanti che si possano fare in musica.

Buona parte della forte personalità ostentata da questo gruppo inglese è data dalla voce unica di Patrick Walker. Come si è già detto, la recitazione è parte importante del suo background culturale, e la potenza espressiva che caratterizza la sua voce è prova evidente di ciò: la sua è quasi un'interpretazione teatrale delle canzoni, un'interpretazione sentita, sincera, dalla quale traspare un coinvolgimento emotivo onesto e umile. Il suo timbro è inconfondibile, la sua estensione eccellente, la sua versatilità sorprendente; ma queste sono osservazioni tecniche tutto sommato di poco conto, quello che davvero ci interessa sapere è che la sua è una voce che emoziona, in grado davvero di comunicare stati d'animo a chi ascolta, ora con tonalità più dolci e malinconiche, ora con rabbia disperata.

Potrei provare a descrivere quali sentimenti l'ascolto di Watching From A Distance può suscitare nell'ascoltatore, o magari analizzare l'album traccia per traccia, ma rischierei di risultare ridondante, monotono, nel vano tentativo di racchiudere in poche parole emozioni che solo chi prova può conoscere fino in fondo. Piuttosto, lascerò che siano alcuni versi estratti dal testo della terza traccia, Bridges, a parlare per me:

When I am not alone
I sever silent moments
Building bridges with meaningless words
And only feel the distance further
Remember being happy in our silence
I wish that you were with me tonight


I don't need a reason, there's nothing to explain
I can't reproach your leaving to justify my pain
But can I really understand
I wish you were here with me tonight


I read over all you wrote me
The words mean so much more these days
They echo in my soul
They sting me like a burn
Can someone feel too much?
I wish you were here with me tonight

Questo testo (che non ho riportato nella sua interezza) rende evidente che qui ci troviamo di fronte a vere poesie. Poesie che ci comunicano con forza ora la loro delicata malinconia, ora la loro rabbiosa rassegnazione verso un destino ineluttabile e gravoso, ora un annaspante smarrimento dovuto alla perdita di qualcosa di importante; poesie che mettono a nudo con disarmante onestà i pensieri di chi le ha scritte, e forniscono anche a noi motivo di introspezione, andando a scavare profondamente nei recessi della nostra anima, mettendoci a tu per tu con emozioni, paure e riflessioni alle quali magari trascuriamo di dare la giusta importanza.

Watching From A Distance è un disco musicalmente ed emotivamente pesante, che richiede una certa predisposizione psicologica per essere apprezzato a pieno, ma è un capolavoro che lascerà il suo segno nella storia del doom. Chiunque ami questo genere e voglia un disco maturo, impegnato, composto con passione e dedizione, può smettere di guardarsi intorno: i Warning hanno dato una risposta a tali ricerche.


Tracklist:

1 - Watching From A Distance (12:06)
2 - Footprints (07:31)
3 - Bridges (11:30)
4 - Faces (08:31)
5 - Echoes (10:16)



Download: [RapidShare] WARNING - WATCHING FROM A DISTANCE

Pass: metal-forever

giovedì 12 febbraio 2009

Dargen feat. Bugo - Buone Maniere

Ecco la nuova traccia di Dargen. Si chiama Buone Maniere ed è stata fatta con Bugo, cantate pop lettronico emergente-

Buone Maniere - Dargen feat. Bugo

e QUI il download.

Ora vi posto anche un altro lavoro di Bugo, è un remix, eco a voi La mano mia cecile bbeetrros RMX


e QUI il download.

P.s. di Bugo suol suo space travate anche altre 2 canzoni e qui il video del Backstage di 'Love Boat' il suo ultimo dideo

giovedì 22 gennaio 2009

CCCP - Socialismo e Barbarie [1987]

La prima volta fa sempre male. La prima volta ti fa tremare. La terza volta ti fa pensare. La quarta volta stai a guardare.

La seconda volta è invece il primo album deiCCCP fedeli alla lira, come vennero ribattezzati da alcuni detrattori dopo essere passati alla Virgin records, abbandonando la ben più piccola Attack punk, con cui avevano registrato tre EP e il loro primo cdAffinità e divergenze (1986).

Sarebbe uno scempio limitarsi a dare una visione d’insieme del disco, vista l’importanza che in ogni canzone hanno le variazioni di ritmo, l’autonomia del pathos e l’incisività dei testi. Da segnalare che Oh! Battagliero e Guerra e pace sono canzoni aggiunte dalla pubblicazione con la Virgin, originariamente non pensate come parte di Socialismo e barbarie.

La chiusura era quindi dedicata all’oriente, dalla Cina cui rende omaggio Manifesto, alla Kabul dilaniata dalla guerra.

La traslitterazione di io amo l’URSS (a ja ljublju sssr) si apre con un’interpretazione solenne dell’inno sovietico, che verrà anche suonato dal gruppo in quel di Mosca (1989), registrando l’alzarsi in piedi dei militari seduti ad ascoltarli - un momento storico a livello musicale di cui non bisognerebbe dimenticarsi, indipendentemente dal colore politico dei fatti.

Segue un’accoppiata dall’incredibile accostamento di suoni, con ritornelli improbabili assortiti come una sorta di manifesto musicale, tanto da poter considerare Tu menti un insieme di comandamenti per le nuove generazione, oltre ad una risposta al tipo di punk proposto dai Sex Pistols, di cui riprendono il classico riff di Anarchy in UK (ecco un altro Anticristo, ma eri solo carino). Per me lo so è invece il tentativo del gruppo di tirare fuori, per usare le loro parole, “un rock’n’roll grezzo e vitale”.

ICCCP non si dimenticano mai della loro Emilia, tanto amata quanto odiata, a cui dedicano Rozzemilia (riprendendo Emilia paranoica del loro precedente lavoro). La voce di Ferretti si fa straordinariamente angosciante, sovrastando completamente tutti gli altri componenti con un crescendo urlato di disperazione.

Stati di agitazione si modella invece sul respiro dell’artista del popolo Fatur, il primo ad essere registrato per poi costruire sopra un delirio che è forse la miglior risposta a chi li accusava di essersi venduti. A vedere cosa è oggi Lindo Ferretti c’è da ascoltare con inquietudine Libera me domine, pausa mistica a intervallare i pezzi di Socialismo e barbarie.

In Manifesto si ribaltano le frasi di Lenin, perché i soviet più elettricità non fanno il comunismo, anche se non per questo non si deve osare l’impossibile.

Se Hong Kong fa smarrire la strada in un solo minuto (con semplicità inattesa), ci pensa l’orientaleggiante Sura a riportare l’ascoltare su sentieri più noti, mostrando ancora una volta l’influenza del quartiere islamico di Berlino, che non sparisce neanche in Radio Kabul. Quest’ultimo è il pezzo più sofferto, anche per motivi ideologici, poiché testimonia il cozzare della fede comunista con il massacro di una popolazione civile (per giunta fedele all’islam cui iCCCP tanto si sono mostrati affezionati).

In Inch’allah il testo francese (con alcune strofe di Victor Hugo) è letto con pronuncia storpiata, in onore degli immigrati arabo-africani giunti in Europa. Non perdetevi la versione dell’88, cantata in duetto con Amanda Lear.

Oh! Battagliero è una canzone partigiana riletta da un gruppo di folli musicisti e un’orchestra da balera; irragionevolezza irresistibile.

Resta Guerra e pace, dall’analisi cruda e asfissiante, cinica nel testo come nell’esecuzione, una sorta di canzonetta di bambina che sembra uscita da un horror giapponese di ultima generazione (le cadaveriche silenziose che si scatenano improvvise per poi tornare smunte e minacciose); un ciclo siamo macellati, un ciclo siamo macellai.

È un cd punk, post punk o hardcore punk? Secondo iCCCP il punk non è un genere musicale, è morto e deve ancora nascere, quindi le etichette è bene tenersele nel baule con le riviste specializzate. Così come mescolavano dottrina sovietica al provincialismo emiliano sono stati capaci di scavalcare quanto di buono c’era nella musica contro, suscitando anche il fastidio di nobili corregionali comeGuccini. Sono un punto di inizio e fine della musica. Un mondo a parte.

Non sono ancora gli intellettuali dei CSI (che riusciranno ad arrivare primi nelle classifiche italiane) ma sicuramente c’è una notevole evoluzione e ammorbidimento, più nella musica che nei testi, rispetto adAffinità e divergenze, con cui forma un dittico fondamentale da cui non si può prescindere.

Ricordate, le insegne luminose attirano gli allocchi.


Tracklist:
1. A Ja Ljublju SSSR
2. Per me lo so
3. Tu menti
4. Rozzemilia
5. Stati di agitazione
6. Libera me Domine
7. Manifesto
8. Hong Kong
9. Sura
10. Radio Kabul
11. Inch'allah - ça va
12. Oh! Battagliero
13. Guerra e pace




Download:
CCCP - Socialismo e Barbarie
or
CCCP - Socialismo e Barbarie
or
CCCP - Socialismo e Barbarie
or
CCCP - Socialismo e Barbarie
or
CCCP - Socialismo e Barbarie

CCCP - Affinità divergenze tra il compagno Togliatti e noi (del conseguimento della maggiore età) [1986]

I CCCP possono ragionevolmente ambire al titolo di massima rock band italiana di sempre. Si continuerà a discutere all'infinito sul rapporto tra la nostra scena e quella internazionale, sulla specificità "locale" della realtà italiana e sulla (presunta) impossibilità di confrontarla con quella d'ascendenza anglo-sassone, ma un fatto è certo: la band emiliana è riuscita a catturare lo spirito di quella cosa che tutti chiamano "rock", e lo ha fatto con un linguaggio che, pur risentendo del contesto d'origine - Europa, Italia, Emilia (paranoica e non) - può ritenersi appieno "universale". In questo connubio, così spinto da apparire spesso surreale, tra provincia italiana e avanguardie internazionali, sta la grandezza del gruppo, il cui fervore punk è incarnato anche fisicamente dal cantante-sciamano Giovanni Lindo Ferretti: ossuto, nevrotico, allucinato, quasi una sorta di John Lydon padano.

I CCCP nascono nel 1982 in una discoteca di Berlino, dall'incontro di Ferretti con il chitarrista Massimo Zamboni. I due si muniscono di drum machine e suonano in giro per la Germania. Il ritorno in Italia porta l'illuminazione. La cultura popolare emiliano-romagnola, tradizioni comuniste comprese, può essere filtrata da etica ed estetica punk. Le coordinate sonore della band sono soprattutto la scena elettro-industriale tedesca, dai Kraftwerk agli Einsturzende Neubauten, il punk e proto-punk americano (MC5, Stooges, Ramones), il cantautorato italiano (Franco Battiato in primis) e la dark-wave britannica (dai PIL ai Bauhaus). Ma i CCCP non sono l'ennesima copia di una band straniera: sono una band provinciale italiana che ha deturpato tutto quello che poteva essere tradizionalmente italiano, dalla canzonetta al ballo liscio, e l'ha tritato in un frullatore punk a velocità supersonica.

Dopo un paio di Ep, i cui brani vengono raccolti su "Compagni, cittadini, fratelli, partigiani" (1984), i CCCP pubblicano nel 1986 il loro vero primo album, dal chilometrico e icastico titolo di "Affinità e divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore età". E' un periodo cruciale per il rock italiano: due anni prima, infatti, era uscito "Siberia" dei Diaframma, l'anno precedente "Desaparecido" dei Litfiba, due dischi-chiave per la nascente scena "new wave". Ma rispetto a Litfiba e Diaframma, i CCCP sono ancor più radicali ed eversivi. Nessuno prima di loro aveva osato infarcire le canzoni italiane con simili dosi di violenza, disperazione e paranoia.

Le loro provocazioni sarcastiche - che dal vivo si accompagnano al circo surreale di Danilo Fatur (Artista del popolo) e Annarella Giudici (Benemerita Soubrette) - si riflettono fin nella confezione dell'album. La copertina è beffardamente griffata in stile "socialismo reale", con l'effige del "compagno Togliatti" sullo sfondo. L'originale è in vinile rosso, firmato "Attack Punk Records", con su un lato il ritratto di un punk, sull'altro la scritta "Punk filosovietico/ musica melodica emiliana". Farvi scivolare la puntina sopra (o, più prosaicamente, inserire il cd ristampato dalla Virgin nel lettore) equivale a una seduta di elettroshock prolungata.

Pronti via: ecco subito l'urlo-proclama di "CCCP", con le chitarre gracchianti e un ritornello che mette subito in chiaro le (in)certezze politiche del gruppo: "Fedeli alla linea e la linea non c'è". Un nugolo di feedback, un basso indolente e una batteria elettronica che è una pulsazione continua sono il marchio di fabbrica della band, che torna subito alla carica con uno dei suoi inni: "Curami". I CCCP cantano le psicosi di una generazione di zombie, che percorre gli anni 80 di traverso, sentendosi costantemente fuori posto. Per questo, più che l'amore e i buoni sentimenti, invocano una cura, una medicina che liberi la mente dagli incubi paranoici da cui è ossessionata: "Prendimi in cura da te, curami, curami", implora Ferretti con il suo canto rantolato, tra il giro punk della chitarra e i tintinnii stranianti di uno xilofono; poi, la canzone sembra quasi incantarsi nella reiterazione ossessiva (altro tipico espediente dei CCCP) della frase "Solo una terapia, solo una terapia!". Alla fine, non restano che il bit meccanico della batteria elettronica e gli ultimi spasmi dello xilofono. Non siamo molto lontani dalle crisi di nervi dei PIL.

Le droghe, per i CCCP, non sono mai funzionali all'eccitazione o all'ampliamento delle facoltà percettive: sono antidepressivi, calmanti, sonniferi... sono il "Valium Tavor Serenase": "Il valium mi rilassa/ il serenase mi stende/ il tavor mi riprende". I ritmi del brano, invece, sono forsennati: una sfuriata hardcore di violenza inaudita che si spezza di colpo per lasciare il campo a un intermezzo di liscio ("Emilia mia, Emilia in fiore", in puro tre quarti da balera!). Il punk che sposa Casadei: che inaudito oltraggio!

Se la musica conserva sempre una carica detonante, le storie sono immerse in una desolazione surreale, da "Trafitto", che allenta il ritmo con il suo proclama d'apatia ("Trafitto sono/ trapassato dal futuro/ cerco una persona/ Fragili desideri/ a volte indispensabili/ a volte no") a "Noia", cupa e depressa come da titolo.

L'Emilia dei CCCP mantiene la sua verve ironica, seppur inacidita da una vena sarcastica, ma abbandona ogni traccia di bonarietà ed edonismo. Anche l'amore, si diceva, ha perso ormai ogni connotato sentimentale, ed è ridotto a una dimensione brutalmente meccanicistica: "Un'erezione, un'erezione triste per un coito molesto, per un coito modesto/ Spermi spermi indifferenti, per ingoi indigesti/ io attendo allucinato la situazione estrema" (da "Mi ami"?).

"Morire" è un'altra staffilata esiziale: Ferretti, sempre più visionario muezzin (perdonate l'abusato termine, ma si tratta pur sempre di colui che ha scritto "Punk Islam"...), infierisce sull'ascoltatore con il suo canto indolente: "Produci, consuma, crepa/ Produci, consuma, crepa/ Cotonati i capelli, riempiti di borchie/ rompiti le palle/ rasati i capelli/ crepa/ crepa". A "Io sto bene" il compito di assestare il colpo finale: su una cadenza ballabile, Ferretti intona uno degli inni del decennio: "Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport". Gli anni 80 visti alla rovescia: l'edonismo lascia posto alla depressione, il consumismo all'abulia, l'arrivismo all'insicurezza: "Io sto bene io sto bene/ io sto male io sto male/ io non so io non so/ come stare dove stare".

Il clima dark di "Allarme", inquieto tango dai sussulti rock, ("Muore tutto, l'unica cosa che vive sei tu. Solo tu, solo tu") è il preludio al lungo delirio finale di "Emilia Paranoica", manifesto del disco e forse dell'intera carriera del gruppo. Una stasi oppressiva - batteria elettronica al ralenti, con gli accordi di chitarra in sincrono con il canto sillabato e monocorde di Ferretti - improvvisamente prende velocità, con le chitarre urticanti di Zamboni a squarciare l'orizzonte; poi, tutto si blocca di colpo, e ritorna la cupa lentezza dell'inizio. L'Emilia solare dei luoghi comuni diventa una landa fredda e nebbiosa, terra di tossici e sbandati, frontiera finale dell'alienazione. "Aspetto un'emozione sempre più indefinibile" è il "testamento" finale di Ferretti.

L'album lancerà i CCCP nel firmamento del rock italiano e non solo: i concerti a Pankow e a Mosca sanciranno il riconoscimento internazionale della più internazionale tra le nostre rock band. Poi, anche Ferretti e compagni dovranno adeguarsi ai tempi e alle nuove sigle, e sarà il tempo dei CSI. Ma questa è un'altra storia.


Tracklist:
1.
CCCP
2.
Curami
3.
Mi ami? (remiscelata)
4.
Trafitto
5.
Valium Tavor Serenase
6.
Morire
7.
Noia
8.
Io sto bene
9.
Allarme
10.
Emilia Paranoica (remiscelata)


Download:
CCCP - Affinità divergenze tra il compagno Togliatti e noi (del conseguimento della maggiore età)
or
CCCP - Affinità divergenze tra il compagno Togliatti