Artisti

Visualizzazione post con etichetta De Andrè. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta De Andrè. Mostra tutti i post

martedì 17 marzo 2009

FI - Sulla Collina: omaggio a Lee Masters e de André

Giovedì 19 Marzo, al CPA di Firenze sud:

I Quattro elementi - Sulla Collina: omaggio a Lee Masters e de André

Una rivisitazione dell'Antologia di Spoon River in un viaggio teso a rovesciare gli stereotipi del modello patriarcale raccontato attraverso la bocca di un narratore che passando di lapide in lapide dentro un cimitero dialoga con le anime di uomini e donne, che si raccontano senza ipocrisia.

Il tutto musicato con le canzoni di de André.

Ore 19.30 - Aperitivo con proiezione
Ore 21.00 - Cena popolare
Ore 22.30 - Spettacolo

Related Link: http://www.cpafisud.org

domenica 16 novembre 2008

Fabrizio De Andrè - La Buona Novella [1970 ]

“Nel 1969 scrivevo La buona novella.

Eravamo in piena rivolta studentesca; i miei amici, i miei compagni, i miei coetanei hanno pensato che quello fosse un disco anacronistico. Mi dicevano: "cosa stai a raccontare della predicazione di Cristo, che noi stiamo sbattendoci perché non ci buttino il libretto nelle gambe con scritto sopra sedici; noi facciamo a botte per cercare di difenderci dall'autoritarismo del potere, dagli abusi, dai soprusi." ....

Non avevano capito - almeno la parte meno attenta di loro, la maggioranza - che La Buona Novella è un'allegoria. Paragonavo le istanze migliori e più ragionevoli del movimento sessantottino, cui io stesso ho partecipato, con quelle, molto più vaste spiritualmente, di un uomo di 1968 anni prima, che proprio per contrastare gli abusi del potere, i soprusi dell'autorità si era fatto inchiodare su una croce, in nome di una fratellanza e di un egualitarismo universali. (omissis)”

Da un' intervista a Fabrizio

E’ impossibile capire “La Buona Novella”, uscita nel 1970, senza calarsi nella situazione storica sia Italiana che mondiale di quegli anni ed ho preferito proporvi le parole dello stesso De Andrè per spiegarne il contesto, piuttosto che dilungarmi in un’analisi personale superficiale e sempliciotta, tratta dai miei ricordi di ragazzina che quegli anni li ha vissuti, di “striscio” ma li ha vissuti.

Posso dire che nel 1968 uccisero Martin Luther King, che eravano in piena guerra del Vietnam, che venne assassinato Robert Kennedy, che i russi invasero la Cecoslovacchia e che dopo qualche mese Jan Palah 21enne studente di filosofia, si cosparge di benzina e si da fuoco in piazza Venceslao per attirare l’attenzione del mondo sul suo paese.

Anni tranquilli, praticamente

De Andrè scrive i testi de “La Buona Novella” basandosi sui “vangeli apocrifi” (letteralmente segreti, nascosti) scritti da storici bizantini, arabi, armeni, greci e non divulgati in quanto già dal IV sec. venivano considerati non adatti a venir compresi dalle masse (da una nota riportata nel disco).Sarà la Chiesa ad attribuire ad “apocrifo” il significato di “falso” per dare spazio soltanto agli scritti degli apostoli.

In questi testi i protagonisti sono persone in carne ed ossa, pieni di unamità e si ha la misura esatta di quanto poco valore avesse la vita di coloro che potere non avevano. Quanto poco valore ha la vita di Maria, sacrificata prima, come un ex-voto, a vivere nel tempio, e data poi in sposa a Giuseppe quando, diventata donna, avrebbe potuto “contaminare” il luogo sacro. E quanto poco valore ha la volontà di Giuseppe stesso, costretto a prendere in sposa una bambina.

I testi si dipanano raccontati da una voce narrante o dagli stessi protagonisti (tutti meno Gesù) con la solita enorme poesia ed ironia che contraddistingue (non voglio usare il passato) i testi di De Andrè. Tutti meno Gesù ho detto: infatti il protagonista assoluto rimane quasi un’entità astratta. Si parla di lui, si parla a lui, ma lui tace. Niente Orto degli Ulivi, niente interrogatorio davanti a Pilato, niente “nelle tue mani rimetto la mia anima”. Lui è raccontato dalla sofferenza degli altri, non si racconta.

Forse questo è un lato che sfugge alla prima occhiata, ma è per me essenziale. Ancora una volta De Andrè ha fatto parlare i derelitti, i diseredati che nella vita e nella morte di quest’uomo hanno trovato una speranza.

“ .... io nel vedere quest’uomo che muore, madre, io provo dolore. Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore”
("Il Testamento di Tito".. parla uno dei due ladroni)

Tutto vissuto nella pelle dei protagonisti e passando di pelle in pelle.

Siamo nella pelle di Maria quanto racconta quello che

“forse era sogno, ma sonno non era”

O l’arrivo dell’angelo, lo stesso che da piccola al tempio

“le divideva il tempo fra cibo e signore”

Durante l’assenza di Giuseppe (durata 4 anni), che le chiede “Conosci l’estate?”. Dice Maria:

“per un giorno, per un momento corsi a vedere il colore del vento”…

“scendemmo là dove il giorno si perde a cercarsi da solo nascosto tra il verde, e lui parlò come quando si prega. Ed alla fine d’ogni preghiera contava una vertebra della mia schiena"

Il sogno svanisce all’arrivo dei Sacerdoti, con le loro ombre lunghe, incombenti. Rimane solo

“ .... eco lontana di brevi parole. Lo chiameranno figlio di Dio. Parole confuse nella mia mente, svanite nel sogno ma impresse nel ventre”

“E te ne vai, Maria, tra l’altra gente che si raccoglie intorno a tuo passare. Siepe di sguardi che non fanno male nella stagione di essere madre”

Gli anni passano non raccontati, Gesù è stato condannato e sta salendo verso il Golgota. Lungo il cammino di gente ce n’è tanta e i loro sentimenti contrastanti premono e si accavallano. De Andrè ci obbliga a sentirli uno ad uno.

L’odio incontenibile dei genitori dei neonati fatti uccidere da Erode che vorrebbero

“poterti smembrare coi denti e le mani, sapere i tuoi occhi bevuti dai cani, di morire in croce puoi essere grato a un brav’uomo di nome Pilato”

Il dolore annientante delle vedove, le fedeli,

“ .... umiliate da un credo inumano che le volle schiave ancor prima di Abramo, con riconoscenza ora soffron la pena di chi perdonò a Maddalena, di chi con un gesto soltanto fraterno una nuova indulgenza insegno al padreterno”

La viltà degli apostoli che

“ ... confusi alla folla ti seguono muti, tremanti al pensiero che tu li saluti. A redimere il mondo, gli serve pensare, il tuo sangue può certo bastare. La semineranno per mare e per terra, tra boschi e città la tua Buona Novella, ma questo domani, con fede migliore, stasera è più forte il terrore

“Il potere vestito d’umana sembianza
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo
a spiar le intenzioni degli umili, degli straccioni.
Ma gli occhi dei poveri piangono altrove:
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l’accesso
a chi ti ama come se stesso”.

Ma ci sono uomini che hanno un posto d’onore, non provano pena né si compiacciono nel vedere Gesù che va a morire.

E’ De Andrè che si rivolge direttamente a lui, dicendo:

“perdonali se non ti lasciano solo, se sanno morir sulla croce anche loro. A piangerli non han che le madri, ma in fondo son solo due ladri”.

Se l'album inizia con il corale “Laudate Dominum”, finisce con un “Laudate Hominem”. La musica cambia, finora era dolce e ritmata, ora è urlata. Sono cambiati i tempi, siamo ai giorni nostri, ed è tutta l’umanità che parla.

Racconta del potere che uccide un uomo nel nome di un dio; dell’ucciso che diventa dio egli stesso e nel suo nome altri uomini vengono uccisi.

C’è il rifiuto di questa perversa spirale, c’è la richiesta urlata di una fede che insegni il perdono e la fratellanza:

“non devo pensarti figlio di dio, ma figlio dell’uomo, fratello anche mio”.

“La Buona Novella” è molto più delle righe che ho scritto, non vi resta che prendervi il CD, sedervi e ….
Ascoltare…..

Recensione da Qua



Tracklist:

1.Laudate Dominum
2. L'infanzia di Maria
3. Il ritorno di Giuseppe
4. Il sogno di Maria
5. Ave Maria
6. Maria nella bottega d'un falegname
7. Via della croce
8. Tre madri
9. Il testamento di Tito
10. Laudate Hominem


Download:

[Megaupload] Fabrizio De Andrè - La Buona Novella [1970 ]

domenica 12 ottobre 2008

CANZONE DEL MAGGIO [Versione Censurata]

Come forse voi sapete, la Canzone Del Maggio di De Andrè, all'uscita del suo disco Storia Di Un Impiegato, è stata censurata, in quanto troppo esplicito e diretto:

La Canzone Del Maggio è una canzone d'accusa verso la società di allora (ma anche dell'attuale, dal '73 quand'è usscita questa canzone non è cambiato nulla, anzi le cose son peggiorate...);

è una canzone rivolta agli individui che non fanno nulla per migliorare la società, a quei individui che tengono in piedi il sistema, che non fanno nulla per migliorarlo.

Come poteva quidi essere pubblicata una canzone di questo tipo, una canzone di lotta, una canzone contro il sistema?! la canzone qunque non uscì e Fabrizio dovette rielaborarla per renderla meno esplicita....


Ecco il testo della versione censurata: CANZONE DEL MAGGIO [Versione Censurata]

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta
che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il tempo
gli avete fatto perdere tempo.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
voi siete stato lo strumento
per farci perdere un sacco di tempo.

Se avete lasciato fare
ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie
di noi teppisti di noi ribelli
lasciandoci in buonafede
sanguinare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
se sono rimasti a posto
perfino i sassi nei vostri viali
se avete preso per buone
le "verità" dei vostri giornali
non vi è rimasto nessun argomento
per farci ancora perdere tempo.

Lo conosciamo bene
il vostro finto progresso
il vostro comandamento
"Ama il consumo come te stesso"
e se voi lo avete osservato
fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
voi non potete fermare il tempo
gli fate solo perdere tempo.


Ed ora, anche la canzone: Clicca per ascoltare e scaricare la verione censurata

mercoledì 1 ottobre 2008

Fabrizio De André - Rimini

La capacità di evocare è forse una delle qualità più importanti che un cantautore, un poeta, o chiunque si cimenti con un determinato tipo di scrittura possa avere. Evocare ricordi, momenti vissuti, oppure attimi che prescindono dall'esperienza, creati dalla fantasia con l'ascolto o la lettura. Dopo "Volume VIII" Fabrizio De André pubblica nel 1978 "Rimini", che trasporta l'ascoltatore dai rimpianti di una Rimini felliniana, fino alle atmosfere da indiani d'America di Coda di lupo, arrivando ai viaggi di Sally tra "zingari del bosco" e "bambole che adescavano i signori". Ascoltare questo disco ad occhi chiusi, lascia la fantasia libera di viaggiare tra una serie di immagini che riescono a riportare alla mente cose magari totalmente differenti anche solo da una strofa all'altra. La poesia di Faber raggiunge punte elevatissime nella title track, storia della "figlia del droghiere", costretta ad "abortire il figlio del bagnino e poi guardarlo con dolcezza"; in "Coda di lupo", che attraverso la storia dell'iniziazione di un indiano ricorda la generazione di ragazzi cresciuti negli anni di piombo; in "Andrea", dall'atmosfera quasi fiabesca, che racconta la storia di un amore omosessuale sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale. Non solo le parole rivestono un ruolo fondamentale in questo disco: la chitarra di "Rimini" sembra ricamata sulle parole di Fabrizio, così come la musica popolare di "Volta la carta" e "Zirichiltaggia" riesce a coinvolgere facilmente l'ascoltatore.

Tracklist:
  1. Rimini (04:07)
  2. Volta la carta (03:49)
  3. Coda di lupo (05:24)
  4. Andrea (05:31)
  5. Tema di Rimini (01:51)
  6. Avventura a Durango (04:51)
  7. Sally (04:48)
  8. Zirichiltaggia (02:18)
  9. Parlando del naufragio della London Valour (04:41)
  10. Folaghe (02:59)

Download: [Megaupload] Fabrizio De André - Rimini

Fabrizio De André - Le nuvole

Lungamente atteso, 6 anni dopo "Creuza de ma", esce questo originale album, che ad un primo ascolto sembra un'accozzaglia dei generi più svariati di canzoni, senza alcun legame. Ben presto però si profilano due parti ben distinte: una di denuncia, quasi tutta in italiano, l'altra "etnica". La prima parte si apre e si chiude con un coro di cicale che simboleggia l'unica "vibrante protesta" rimasta in un paese che va allo sfascio. "Le nuvole" è una poesia, recitata da due voci di donna con lieve accento sardo, su un sottofondo che dalle cicale iniziali si evolve in un sinfonico crescendo di archi. "Ottocento" è in realtà piuttosto settecentesca, rococò, proprio per ridicolizzare con ironia tagliente l'ottusità di questi tempi dove i vincenti sono "bronzi di Versace" capaci di "giocare in borsa e di stuprare in corsa", tempi frivoli come la fine del '700, e per di più privi di un Mozart. La satira si fa sempre più demenziale, fino al delirante tedesco maccheronico e allo "Jodel" che chiudono il brano.

Poche note di pianoforte (Tchaikovskij) portano a "Don Raffaè", in cui la satira diventa tremendamente attuale: il secondino Pasquale Cafiero (cognome non casuale) non crede nello Stato ma solo a quell'uomo "geniale, sceltissimo e immenso" che è appunto il boss della camorra Don Raffaè, l'unico capace di fare giustizia, e di "dare conforto e lavoro". E' una tarantella cantata in napoletano, con accompagnamenti bandistici (tipo la vecchia "Bocca di rosa"). Lo stesso intermezzo pianistico introduce "La domenica delle salme", e qui non c'è neanche più la forza della satira, ma solo la desolazione agghiacciante e totale di un'Italia, e di un mondo, ormai completamente "normalizzati", dove l'Utopia è ormai un cadavere e su tutto regna una "pace terrificante", il silenzio delle idee. La canzone ha ormai 14 anni, ma ogni giorno diventa più attuale.

Seconda metà del disco: quella "etnica", dialettale. Non è un seguito di "Creuza de ma": in genovese sono solo "Megu megun" (Medico medicone), strana figura di medico ipocondriaco, musica orientaleggiante, affine a "Jamin-a", e "A cimma", bizzarra storia di un cuoco che crea il suo capolavoro (la cima, complicato piatto genovese) con fede quasi mistica, e si commuove quando i camerieri la portano via. Non può essere che in napoletano "Nova gelosia", un classico ripreso da Roberto Murolo (che ricambierà cantando "Don Raffaè"). Grande interpretazione, specie per un non napoletano. E' invece in sardo "Monti di Mola", idilliaca e sincera storia d'amore tra un giovane pastore e una bellissima asina dal mantello chiaro, sufficiente però a scatenare l'invidia dei paesani. Disco variegato, forse un po' disorganico, ma di grande qualità. Coautore, come in "Creuza de ma", è l'ex P.F.M. Mauro Pagani.

Tracklist:

  1. Le nuvole (02:16)
  2. Ottocento (04:56)
  3. Don Raffae' (04:08)
  4. La domenica delle salme (07:35)
  5. Mégu megún (05:21)
  6. La nova gelosia (03:04)
  7. 'Â çimma (06:18)
  8. Monti di mola (07:45)

Download: [Megaupload] Fabrizio De André - Le nuvole

domenica 28 settembre 2008

De Andrè - La Canzone Di Marinella

"Siamo nel 1970, nel pieno della contestazione studentesca. L'artista più controcorrente, per giunta ateo, compone un concept album sulla vita di Gesù Cristo. Ciò che sconvolge maggiormente la Chiesa più bigotta è il fatto che l'album è ispirato non ai 4 vangeli canonici, ma a quelli apocrifi. Viene dato di conseguenza maggior spazio a personaggi minori, mentre quelli più importanti (come la Madonna) acquistano sfumature psicologiche diverse da quelle che la tradizione ci ha tramandato.

Si possono trovare 2 temi principali: le prime 5 canzoni riguardano tutte le vicende che precedono la nascita di Gesù, mentre le restanti 5 trattano della sua morte.

Un opera in cui si mischia perfettamente sacro e profano, denso di un messaggio universale di amore e fratellanza, attuale oggi come 30 anni fa.


Per approfondire la recensione"

Tracklist:
  1. La canzone di Marinella (03:11)
  2. La ballata dell'eroe (02:40)
  3. Il fannullone (03:37)
  4. Amore che vieni, amore che vai (02:40)
  5. La guerra di Piero (03:25)
  6. Valzer per un amore (Valzer campestre) (03:40)
  7. E fu la notte (02:03)
  8. Il testamento (04:06)
  9. La ballata del Michè (02:44)
  10. Fila la lana (02:22)
  11. La canzone dell'amore perduto (03:40)
  12. La città vecchia (03:21)
  13. Per i tuoi larghi occhi (02:33)
  14. La ballata dell'amore cieco (o della vanità) (02:50)
  15. Nuvole barocche (02:26)
  16. Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (05:19)
Download:
[Deposit Files] De Andrè - La Canzone Di Marinella

[Megaupload] De Andrè - La Canzone Di Marinella

giovedì 25 settembre 2008

[2003] Faber - Amico fragile - 12 Marzo 2000


Cd diviso in due parti questo, "cd bianco" e "cd nero", entrambi in tributo al cantautore anarchico genovese Fabrizio De Andrè, registrato ad un live in genova, l'ambum contiene una quarantina di canzoni del cantautore genovese cantate da suoi amici o fan.

Obbligato l'ascolto ad ogni fan di De Andrè, due cd di successi così non deludono mai!


Tracklist:

CD NERO
1. INTRO (Vasco Rossi)
2. AMICO FRAGILE (Vasco Rossi)
3. KHORAKHANE’ (Fiorella Mannoia)
4. LA CATTIVA STRADA (Jovanotti)
5. SIGNORE IO SONO IRISH (Vittorio De Scalzi)
6. VIA DEL CAMPO (Enzo Jannacci)
7. UNA STORIA SBAGLIATA (Loredana Bertè)
8. CANZONE PER L’ESTATE (Edoardo Bennato)
9. LA BALLATA DELL’AMORE CIECO (Francesco Baccini)
10. CANZONE DEL PADRE (Oliviero Malaspina)
11. ANDREA (Massimo Bubola)
12. SINDUN (Mauro Pagani)
13. CREUZA DE MA (Mauro Pagani / Cristiano De Andrè)
14. KING (Gian Piero e Roberta Alloisio)
Download:[Deposit Files][2003] Faber - Amico fragile - CD Nero

CD BIANCO
1. LA GUERRA DI PIERO [INTRO] (Adriano Celentano)
2. LA GUERRA DI PIERO (Adriano Celentano)
3. HO VISTO NINA VOLARE (Zucchero)
4. IL PESCATORE (P.F.M.)
5. LA CANZONE DELL’AMOR PERDUTO (Gino Paoli)
6. AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI (Franco Battiato)
7. RINGRAZIAMENTI (Fabio Fazio)
8. BOCCA DI ROSA (Ornella Vanoni)
9. LA ROMANCE DE MARINELLE (Roberto Ferri)
10. LA BALLATA DEL MICHE’ (Teresa De Sio)
11. INVERNO (Cecilia Chailly)
12. VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE (Eugenio Finardi)
13. GEORDIE (Mercanti di Liquore)
14. HOTEL SUPRAMONTE (Roberto Vecchioni)
15. FIUME SAND CREEK (Ligabue)
Download: [Deposit Files] [2003] Faber - Amico fragile - Cd Bianco